MORTI BIANCHE”Capiamone di più con il Segretario Provinciale Generale FILLEA CGIL
Mario Martucci: “bisogna colpire con pene più dure gli imprenditori inadempienti”
Il problema della sicurezza sui luoghi di lavoro è di assoluta attualità. I dati reperiti dal Ministero degli Interni nel 2007 sono allarmanti e bisogna immediatamente porre rimedio.
Per capire meglio cosa accade nei luoghi di lavoro abbiamo dato la parola al segretario provinciale generale della FILLEA CGIL di Caserta Mario Martucci. La FILLEA (Federazione Italiana Lavoratori Legno Edili e Affini) si occupa di tutelare i lavoratori nel settore dell’edilizia, dei manufatti, del legno e del cemento: tutti settori fortemente colpiti dal cancro delle “morti bianche”. Scopriamo insieme il perché, cosa fanno i sindacati per difendere i lavoratori, e cosa può fare lo Stato secondo i sindacati per migliorare sensibilmente la sicurezza sui posti di lavoro.
Il Ministero degli Interni stima in ben 1024 le morti bianche nel 2007, di cui 258 nei cantieri edili. Perchè il mondo dell’edilizia è così a rischio?
Sicuramente il settore dell’edilizia è tra i più rischiosi e pericolosi, si pensi a quanto sia complessa l’armatura di un solaio o la gettata di calcestruzzo in precarie condizioni ambientali, alla professionalità che và esercitata su impalcature o ponteggi situati a notevole altezza. Anche per questo il settore è tra i più colpiti dalle “morti bianche” in quanto questo tipo di lavoro pur essendo fatto a norma già di per se è rischioso e ogni errore può essere davvero fatale. A questo si deve aggiungere che non tutti i cantieri rispettano le vigenti norme in materia di sicurezza perchè alcuni imprenditori privi di scrupoli privilegiano lauti guadagni a scapito della incolumità dei lavoratori.
A suo avviso il dato statistico sulle morti bianche sopra citato risponde al vero o è falsato?
Questo dato è sicuramente falso. Secondo alcune nostre stime il reale dato sulle morti bianche è almeno il doppio di quello sopra citato. Molti sono gli incidenti sui luoghi di lavoro che vengono nascosti alle Autorità. Tanti infortuni vengono occultati trasformandoli in incidenti automobilistici oppure incidenti casalinghi, e tra questi il maggior numero riguarda gli immigrati che lavorano in condizioni assolutamente inammissibili.
I problemi della vita operaia negli anni settanta erano di primaria importanza per la politica, col passare del tempo però questa attenzione, è sempre più diminuita. Ciò è accaduto per colpa di interessi imprenditoriali sempre vicini alla casta della politica? Cosa si può fare oggi per portare a nuova luce le problematiche degli operai?
Negli anni settanta come lei ha detto la classe operaia costituiva il centro motore dell’economia italiana. La politica le stava con forza a fianco anche poter battere il fenomeno del terrorismo che in quegli anni attingeva purtroppo dal mondo operaio. Quindi vi era un forte interesse per gli operai che purtroppo oggi non c’è più. Oggi non c’è più una rappresentanza operaia ad ogni livello istituzionale, dagli enti locali al parlamento, la politica si occupa delle famiglie operaie solo marginalmente. L’attenzione nella nuova economia è rivolta soprattutto al mondo dell’imprenditoria, in quanto chi regola il mondo del lavoro regola subordinatamente anche i lavoratori. Si pensa che aiutando le imprese si aiuta indirettamente anche il lavoratore, ma purtroppo non è sempre così. Oggi il cuore dell’economia italiana ha certamente bisogno di una imprenditoria dinamica che però non può prescindere dal forte contributo che fornisce l’operaio.
Molti accusano i sindacati di essersi disinteressati alle problematiche degli operai; una su tutte quella dei salari troppo bassi. Come risponde a tali accuse?
Non è assolutamente vero che trascuriamo anche per un solo momento il problema di un solo nostro singolo iscritto. Purtroppo vi è un forte calo del potere di acquisto dei salari dovuto principalmente all’aumento di alcuni beni primari, a cui si è aggiunto l’incontrollato e continuo aumento dei costi petroliferi. La CGIL e la FILLEA consapevoli delle grandi difficoltà delle famiglie italiane rivendicano con forza i diritti dei lavoratori ad ogni rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale. Invece per ovviare a problematiche di stampo locale vi è il Contratto Integrativo Provinciale fortemente sostenuto dalla nostra organizzazione. Come vede noi siamo attenti ai problemi del mondo operaio e cerchiamo, spesso ottenendo buoni risultati, di migliorare la sua qualità di vita.
Sono tanti anzi troppi i cantieri non a norma nel centro-sud. In questo momento di precariato un lavoratore ha il coraggio di rifiutarsi di lavorare in condizioni rischiose per la sua incolumità o è costretto gioco forza a mettere a repentaglio la sua stessa vita?
Purtroppo la risposta è molto semplice quanto preoccupante. Il lavoratore non può permettersi di rifiutarsi di lavorare, restando disoccupato e quindi senza salario. Come può un lavoratore soddisfare le esigenze fisiologiche della sua famiglia senza un salario? Ecco perché si vede costretto a lavorare in condizioni di assoluto precariato accettando compromessi. Pur di sfamare la sua famiglia l’operaio spesso è disposto a mettere a repentaglio la sua stessa vita.
È qui interviene il sindacato?
Si, il sindacato interviene con forza e autorevolezza convincendo il lavoratore a collaborare. Insieme si sono sostenute numerose e legittime battaglie comuni tese all’ottenimento di adeguate misure di messa in sicurezza dei posti di lavoro riuscendo a far mettere da parte l’obsoleto convincimento che vede la presenza del sindacato sul cantiere come elemento di disturbo.
In conclusione cosa chiedete come FILLEA CGIL allo Stato per abbattere il fenomeno delle morti bianche in cantiere?
Aumentare i controlli è utile ad attutire il fenomeno delle “morti bianche”, ma non basta. Bisogna anche colpire con giuste pene gli imprenditori inadempienti. Una delle soluzione indispensabili è la chiusura definitiva di quelle imprese che non rispettano le vigenti norme in materia di sicurezza.